Category Archives: Signori Pesche

gia boots

 

beautiful, black, fashion, high heels, lace, lace shoes – Polyvore.

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confession

 

Photos.

francesca galliani – nudes Voyeurs

 

francesca galliani – nudes.

we label our imaginings from uninvited spaces.

We punish our imagination by disturbing the Simone Du Bee, Otherness.

we reveal our deepest reality by hiding.

I reserve all privacy by  overexposure.

the voyeur dreams to be her in his lonliness.

a shooting star

a falling star

leaves star data.

the heart knows no forbidden sky.

i talk to the dead.

francesca galliani – asia

Once upon a time there was a Buddha….

francesca galliani – asia.

 

the depth of significance is unimaginable. La Petit Dragonette

LA LASTRA DELL’IMPERATORE – Verso oriente

  • « LA TAVOLA SMERALDINA DEL MIO CUORELâ��ANGELO VOLTO AD OCCIDENTE »

    LA LASTRA DELL’IMPERATORE

    collana
    Infuriavano battaglie qui vicino. Lungo la linea Maginot sulla costa occidentale…se volgo lo sguardo sono in un altro paese. Non ci sono più confini. Varcando un incrocio ci si accorge di essere altrove solo perché cambia l’architettura. E i segnali stradali. E’ come un cambio d’abito. Improvviso.
    ragvetropioggia
    Siedo in un Internetcaffé. Voci soffuse di rispetto. Un piatto di porcellana bianco su cui sono adagiati i miei due piccoli panini, uno con i semi di sesamo, l’altro con i semini di papavero. Uno ripieno di prosciutto cotto affumicato, l’altro con del patè. E il caffé che fuma. Fuori una bambina dal cappottino azzurro indica una vetrina piena di puppattoli di marzapane al padre che la segue distratto da altro. Lascio la città dell’imperatore il cui trono nella cattedrale contrasta con lo sfarzo d’oro che lo circonda. Un semplice trono di pietra. Fu un archeologo ebraico a scoprire che era fatto delle lastre di pietra della basilica della Risurrezione di Gerusalemme. Nella povertà la ricchezza. Le priorità di Carlo Magno erano altre. Essere partecipe della Risurrezione. Mentre rifletto sento ancora canti natalizi…”Greensleeves” che ora ha un testo e che tutti conoscono come tale. Eppure la musica la scrisse Carlo VIII per la sua amante, la quale passava in carrozza facendo intravedere solo le sue lunghe maniche verdi…green sleeves. La storia si nasconde, a volte la si trova, altre volte no. Un tesoro…
    libreria
    Penso ai miei libri nel ventre della terra. Giacciono là nel silenzio.
    E’ ora di salire sulla cavallina. E’ stata brava in questi giorni. Abbiamo percorso chilometri. Mio padre mi ha consegnato un altro dei suoi quadri. Questa volta ho visto che aveva gli occhi umidi. Gli ho messo una mano sulla testa e l’ho stretto forte.
    Giro lo sguardo verso sud e sorrido alla marca di Brandeburgo. Lande innevate…
    tenerezza

9 Comments to LA LASTRA DELL’IMPERATORE

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LA LASTRA DELL’IMPERATORE – Verso oriente.

Verso oriente

  • RACKING RESCUE

    dipped

    “Terra terra terra” urlò il marinaio…

    terra

    …e la terra aprì gli occhi.

    un-earthed

  • ERRE. RIFLUSSO ALL’ALTEZZA DELLE RENI. RIDONDANZA ESTETICA.

    pinked

    SPARSA ANIMA FRAGMENTA RECOLLIGAM

    rosata

  • Q. QUANDO SANTA CATERINA?

    insanguinis

    Tornando in Italia e avendo sentito il mare il treno prosegue verso la città della focaccia.

    insabbia

    Salgo l’enorme scala bianca del palazzo del doge dell’antica repubblica marinara di Genova. Mi accoglie la minimostra dei corpi smembrati di Jenny Holzer. Appoggio la mia mano sulla balaustra…

    proteggi

    Non lontano, nella cattedrale romanica accanto, giace troncata la testa di san Giovanni Battista. In fondo non sono passati mille anni e siamo ancora nel mistero della fisicità. Se là era la credenza del potere taumaturgico trasmessa dall’amato all’amante nella sua stessa persona qui è la riflessione sull’apertura fisica del dolore mentale nel corpo. La testa di san Giovanni Battista è a Genova, il suo braccio a Siena, vicino al dito di santa Caterina. Sfioro quei corpi mentalmente.

    sulpetto

    La quale disse un giorno: “Se il frastuono del mondo è troppo forte e non so dove pregare mi ritiro nel mio cuore, tempio interiore in cui trovo l’amato”. Lo spazio fisico diventa così uno spazio spirituale. L’altro giorno un amico mi mette in mano le interpretazioni di Hilary Hahn delle “sonata” di Bach e poi il giorno dopo mi consiglia l’ascolto di “Songs from the labyrinth” l’interpretazione di Sting e Edin Karamazov dell’autore inglese del XVII secolo John Dowland.

    ahhhvolta

    Le loro note si intrecciano mentre guardo la scala del palazzo che mi sembra un enorme conchiglia rovesciata. Vista dall’interno. Madreperla insanguinata. Ho i brividi a pensare a tutto questo… dove inizia la volta celeste?

    scalacotone

  • PI. PENSIERI. PAUSA. PARTENZA.

    smoke
    Improvvisamente ho avuto voglia di una sigaretta. Da aspirare lungamente e lentamente fino a riempirmi ogni angolo dei polmoni come la nebbia invade un campo. Improvvisamente ho pensato: l’inverno è finito. Ecco questa landa di ghiaccio e neve sta per sciogliersi per rivelare un prato verde.

    pensieri

    Eppure erano così belli quei fiocchi grandi morbidi e bianchi. Improvvisamente ho voluto fermarmi e sederemi e non alzarmi più e dire: ecco il mondo è la mia casa. Qui è la mia casa. Improvvisamente ho avuto voglia di immergere il mio naso in lunghi capelli scuri e sentire il calore della sua testa e sentire che lei posava la sua mano sul mio avambraccio sotto il maglione. E ho avuto voglia di tornare. Oppure di non tornare mai più e sparire agli occhi di tutti.

    sguardo

    interior

    Stavo nel sorriso di una vecchietta che mi ha offerto un thé in campagna. Scuro, nero forte come da sempre quando sono qui in queste zone. E suo marito sulla veranda con una pipa che lasciava rivoli azzurri in aria. Imbacuccati tutti i tre ce ne stavamo ciascuno immerso nei propri pensieri. Davanti a noi la neve come una spiaggia solitaria. E un fiocco che si è sciolto sul bordo della mia tazza marrone.

    azzurro

  • O. L’ORO COLA LUNGO LE PARETI COME IL MIELE. OOO COME STUPORE.

    michele

    San Michele dei Duomi d’oro, cioè Mykhaylivs’kyi. Forse solo il freddo sa conservare tanta bellezza. Un gioiello deve contenere una sua glacialità. Qualcosa di inavvicinabile. Qualcosa che lo distanzi. E questo è appunto “La divina liturgia” come gli ortodossi chiamano la celebrazione eucaristica. Il mondo altro, la sacralità dell’eterno che per alcune ore irrompe nella realtà temporale. Inondandola d’oro, perché non potrebbe essere altrimenti. Il sacro deve avere il gusto del prezioso, di qualcosa di impagabile. Oro spalmato come miele sulle pareti. L’oro che prende luce dalle migliaia di candele calde.

    candele

    Persino l’archimandrita non fa più parte di questo mondo. Ne è l’intermediario necessario. Quelle voci baritonali dei diaconi dalle dalmatiche scintillanti che si muovono in ritmi prestabiliti perché la regola dona la perfezione. Come un erotismo acquisito da migliaia di ripetizioni. Non si sa dove inizia l’onda dell’incenso e dove finisce la mareggiata dei canti. Tutti in piedi per ore, silenziosi.

    oroocchioro

    Noi umani non abbiamo parte. Siamo spettatori al di qua dell’iconostasi. A noi è concesso osservare, non partecipare. La partecipazione è un dono che viene elargito alla fine come rivoli fini di diamanti sciolti. Il mysterion viene intinto, con un cucchiaino d’argento, in una grande coppa colma di vino denso e scuro rosso come il sangue. Infatti è sangue.

    orthochiesa

    Uno potrebbe anche svenire se ci riflettesse. Infatti ne esco stordito. Stordito da tanta bellezza. Che città magnifica. Il mio stomaco vibra ancora sotto quei canti antichi.

    ucrainaelfico

  • ENNE. NELLA CAPITALE DELL’IMPERO COSACCO SFRONDANDO I VIALI.

    passi
    Non che si stesse particolarmente male in questo ospedale. Certo il cibo faceva davvero schifo. Davvero davvero. Ma ci sono piaceri più grandi nella vita a volte. Leggere per esempio, che qui –e finalmente- è cosa sacra. E uomini che leggono ciascuno un suo libro è davvero immagine rara. Certo non potevamo scambiarci opinioni vista la mancanza di conoscenza linguistica reciproca, ma quella non era necessaria quando ci affrontavamo in battaglia sulle scacchiere. E ho vinto qualche volta, con grande soddisfazione dei miei avversari. Chi sa che uomini sono nella vita. Niente televisione, cibo pessimo, ma la compagnia degli uomini. Esseri umani con storie alle spalle. Che leggono.

    buecher

    E mogli, amanti o fidanzate che fossero che oltre alle cose solite che si portano ai propri compagni nelle stanza d’ospedale li rifornivano di nuovi libri. E mentre loro leggevano chi sa quale autore io ho finito quel romanzo ambientato nel Giappone di fine ottocento sulle gesta della geisha-ninja Mayonaka no Heiko la cui vicenda si intreccia con quella dell’ultimo signore del clan degli Okumichi –il cui nome è Genji- a cui è legato il dono della preveggenza.

    heiko

    Svetlana e Nadjiezda, rispettivamente, l’infermiera e la caporeparto, due splendide ragazze attorno ai trent’anni, dal sorriso luminoso e dalle gambe muscolose si informavano spesso –in inglese, almeno loro- come stesse procedendo la storia. Svetlana, a parte il contenuto del mio libro, conosce le mie chiappe, in cui ha infilato le punture neccessarie per debellare l’infezione polmonoare, sicuramente come la mappa del suo paese. Managgia a lei e quella sua mano ferma, che trovava sempre il muscolo nel momento giusto. “Send me a postcard when you arrive where you are going to” mi ha detto. Esatto, ho pensato, quando ci arriverò.

    riflesso
    spegni

    Ho lasciato dunque Brest, il suo monumento alla liberazione, e questo ospedale. Solo sessanta chilometri al confine, altri cinquecento per giungere a Kyiev, capitale dellUcraina e al suo impero cosacco. Donne dalle trecce d’oro e colori più vivaci. Come le mappe mentali un viaggio si dispiega in imprevvisti. E va bene così, questo fino a qui era il primo tratto. Arrivare in Crimea e vedere un altro mare è la degna conclusione. Per varcare la riva e andare oltre.

    mercuriocoleicheè

  • EMME. BETULLE ARGENTATE SFIORANO IL VOLO VERSO LE TELE DI CHAGALL.

    proseguire
    Mi sento come un pilota che sta per decollare su questi viali che sono indescrivibilmente larghi e sovieticamente belli. Ecco il barone rosso sul suo triplano che impugna la cloche… scendo lungo la Prospekt Nezalezhnastsi e…mi perdo. D’altronde non poteva essere altrimenti. Ma è bello perdersi per scoprire angoli nascosti. Stavolta voglio arrivare a Vitsebsk. E’ mattino presto. Il thé nero mi piace sempre di più. Contrasta il grigiore esterno. La nebbia all’altezza delle gambe. Marmellata di uvaspina. Ieri sera un filo di luna ha rischiarato la costellazione di Pegaso. Un piccolo fuoco divelto alberga nel mio cuore. Trecento chilometri soltanto. Costeggio schiere di betulle argentate. Silenzio ovattato. Ruote che macinano. Non mi fermo quasi mai. Questa volta affatto.
    outside
    Giungo a Vitsebsk, a nord di Minsk, poco prima di mezzogiorno e trovo un incantevole cittadina che ha dato i natali a Mark Chagall. Lascio la macchino, cammino. E poi cammino ancora. E mi fermo dove mi sembra che sia accogliente. Legno, ancora thé nero, ma anche salo e vodka.
    borsh
    Tovaglia verde di cotone spesso con i bordi bianchi. Poi mi faccio portare uno stufato. Fuma, è bollente e ha un bel colore. Teiera di porcellana bianca, di Dresda.
    thé
    Gli esploratori varangi scandinavi avrebbero costruito nell’alto medioevo i primi rifugi qui. Poi sono arrivati altri vandali, ciascuno a lasciare la sua impronta. Vasili Kandinsky vi trascorse un periodo fortunato. Risalgo vulitsa Suvorava e scopro la parte seicentesca del paese, la più bella, e la casa-museo di Chagall. Ciottolato. Geroglifici di portoni.
    geroglifici
    Cremisi e zafferani pallido si mescolano. E poi le tele…un enorme rossetto spalmato che attraversa un campo e il gallo onnipresente. Mi ci vorrebbe un rabbino per interpretarne il significato. Eppure ho visto degli ortodossi qui. Barbe bianche, cappelli neri, sguardi furbi e un sorriso. Chi sa se parlano yiddisch… e poi mi distraggono le mani della giovane cassiera. Capelli neri, occhi chiari, molto chiari. Ma è un attimo e ritorno alle tele. Magia di colore.
    mark
    Per oggi ho qualcosa da contemplare. Rimango in me quando esco…per molte ore. Poi uno stormo di cicogne bianche.
    parolesilenzio

  • ELLE. IL PIUMAGGIO REALE DEI GERMANI. SFRONTAMENTO RAMATO

    rami
    Vicino a Pastaya un incidente. Si slitta infatti oggi. Subito dopo il confine mi fermo. Non ci posso credere. Un piccolo laghetto ghiacciato accoglie la danza di alcuni pattinatori. E’ dai tempi dei miei sei anni -quando sul laghetto nel centro di Stuttgart slittavo con le scarpotte da ragazzo sfrontato che si avvicina al punto di rottura- che non vivevo la magia del pattinaggio improvvisato.
    Latvia-Lettonia ti ho lasciato con la memoria di una zuppa d’avena in bocca, pane nero cotto nel forno a legna, thé forte scuro. Che fosse davvero kabucia quella meravigliosa famiglia che mi salvò dall’assideramento quella notte? Quanto ci si può avvicinare alla morte senza rendersene conto? Devono avermi creduto pazzo a viaggiare così, da solo, nella notte, attorno al punto zero. La mia cavallina rossa che non mi ha mai lasciato a piedi stavolta ha voluto fermarsi e forse è stato un bene.
    ghiaccio
    Bielorussia chi sei tu che porti il nome di un impero nel nome? ELLE BieLo…Russia. E subito cambia la popolazione. E le case e lo stato di benessere. Vedo dei germani reali dal loro piumaggio ramato alzarsi in volo. Non credo cerchino il caldo. Forse si stanno solo esercitando. O a me piace pensarlo. Stormo.
    stormo

    Mi fermo in una locanda dove la televisione proietta l’ultimo video degli Evanescence…”Lithium”, su MTV e di nuovo capisco quant’è piccolo il mondo. Eppure quelle immagini potrebbero essere state girate qui. Specchiamento della realtà che ci accoglie quando crediamo di essere lontani da noi stessi. Credo che mi farò un panino col prosciutto affumicato e un altro thé nero forte. Mi piacerebbe poterlo sbriciolare fra le mani e sentirne la fragranza amara. Thé nero forte. Osservo le briciole sulla mia gamba e il pavimento di legno di acero. C’è un un vasetto di miele sul tavolo e un giornale con strane lettere. Cirillico. Che belle. Le lettere cirilliche. ELLE.
    coraggio

  • RIGA. IL NOME DI UN COMPIMENTO.

    Chi l’avrebbe mai detto che sarei riuscito ad arrivare qui. Ci ho messo migliaia. Ho macinato. Lentamente inesorabilmente. Mentre guidavo. Con un solo pensiero fisso. La tua schiena. Da percorrere. Inesorabilmente…tutto questo tuo peso addosso a me. Quanto mi piace questo tuo peso. Il peso della tua densità. Del tuo odore lieve e nervoso. La tua attesa. Il tuo lasciarti andare. Fiduciosa. Mi fermo ora in questa città, per qualche giorno, perché ti sei fermata. Ti sei fermata anche tu, lo so, non riesci più ad andare avanti. Di fronte a queste cancellate nere della roccaforte sta come un incantesimo un nuovo mondo. Un bastione contro.
    Incardinato nel piombo. Grigio e scuro. Liscio e pesante. Fronteggia.
    Il tuo braccio è diventato grave. Dammi la tua fronte. I tuoi capelli volano come una tenda. Scuri. Le arcate delle tue scapole. Dita intrecciate.
    Odore di noci. Pan pepato. Zucchero a velo. Frutta secca.
    Il gusto della tua bocca, così vicino.

    dita

  • CAVALLI NELLA BAIA SUL MAR BALTICO

    sguardo
    Pommerania orientale. Qui crebbe mio nonno. Quello che si fece 4000 chilometri a piedi dopo la battaglia di Stalingrado. Sotterrò la pistola da capitano dell’esercito tedesco e camminò. Camminò. Camminò. Attraversò la Georgia, l’Ucraina, venne ospitato in granai, mangiò salame e cavoli. Pane fresco e formaggio di vacca. Dense zuppe preparate da contadine con i polpacci muscolosi e i visi rubizzi con il fazzoletto in testa. Non avevano paura di lui. Si può avere paura di un ragazzo di 25 anni? Alla fine arrivò, ritornò, ma poi dovette ripartire. Vita da soldato. Ebbe un’altra figlia. Mio nonno.
    giallorossoverde
    Cammino su quest’altra spiaggia del mar baltico con nuvole dense che costeggiano la città. Danzica è qui vicina. Non sembra di essere in Polonia, ma semplicemente in una delle tante città tedesche. Il mio cuore è denso come questo mare in questi giorni. Vivo di visioni fatte di natura pura. Steppa. Rocce. Piove, e spesso. Non nevica, quest’anno non nevica nemmeno qui.
    stanzamare
    Mi sono fatto una birra e una zuppa di verdure e fagioli con pezzi di salsiccia dentro. Scalda la zuppa. Guardo le mie mani e pesno dove si sono appoggiate. Le conchiglie che hanno tenuto in mano. Una penna piena di inchiostro una volta. Un piatto di porcellana. Forse dovrei tornare a lavorare. Forse. Oppure andare avanti. Ancora avanti.
    purple

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Verso oriente.

Rain after Life, Life after Rain with you are explosions of life

SCENDE L’ACQUA LUNGO L’AVAMBRACCIO. Life after rain.

Si annuncia con una brezza. L’aria diventa densa e piu’ fresca. I colori si scuriscono. E poi l’umidita’. Che si scioglie sul corpo. Ai lembi della maglietta. Rossa. Si adagia un colore plumbeo. Cade. Cade da chi sa quanti chilometri. Un viaggio lunghissimo strato dopo strato.

ah

Poi sono catenelle. Liquide. E il primo piacere. In verita’ prima per un attimo brevissimo e’ come la visione di una lama, un sorriso sapendo che non esiste o forse il guizzo di uno specchio. Perche’ e’ la sensazione di un piccolo freddo. E poi quel piacere che ti corre incontro cambiando il cielo.

piccolofreddopiccolopiacere

Salto giu’ dal camion ridendo e inzuppandomi. E mi godo quell’acqua che mi investe, mi affronta, mi circonda, mi rende tavolozza d’acquerelli. Doccia naturale, spalti elfici, mare rovesciato, fiume verticale. Vita.

suegiu

Guardo trasognato i miei tatuaggi che diventano lucidi, smaltati resi vivaci improvvisamente. Un fumetto che si riprende le sue storie incurante del suo corso. Il verde smeraldo dei prati si specchia sulla mia pelle e ogni corso sembra mescolato. Vividezza d’amore. Bosco adamantino di flutti veraci.

adamantinoVento

Un esercito nero si staglia all’orizzonte confondendomi i sensi. So che voglio affrontarlo da solo. Volero’ sapendo di venir spazzato via e poi di nuovo adagiato dopo essere stato attraversato da bastioni d’acqua. Le macchine si fermano, lucine rosse di paura, io scendo e nuoto e sento e mi batto e avanzo e danzo con le perline liquide.

viaggiodanza

Non dovrebbe smettere mai, per permettermi di andare oltre lo stato amniotico, per inoltrarmi nel sogno di realta’, per viaggiare ancora nello strato che lava e lava e lava il mondo intero.

musicasenonsonpesci

E poi e’ solo musica. Liquida

a batallion of peonies shoot pollen at bees

  • L’ESTATE VESTITA DI GUERRA MARCIA A SUON DI PEONIE

    Hydrangeaserrata

    Full metal flowers. Ventitre gradi.
    E’ primavera e invece e’ estate. Mi sono scottato. Dentro il sangue. Brucia questo caldo incendiando i colori e io ne sono trafitto. Non so da che parte girarmi. Mi strugge la sabbia sotto i piedi. Mi schiaffeggiano i potenti cespugli di ginestre giallo pieno lungo i bordi delle strade. I papaveri amarantati stesi come braci ardenti nei campi. Gli occhi mi fanno male per tanta bellezza. Vorrei gridare oppure ridere e invece mi tuffo nell’acqua.

    life

    Posso berlo tutto il mare?

    Gozzolila

    E’ una droga. Inebbriante, cosi’ tossica. E’ questo profumo che mi costringe a dovermi contenere. E’ la mia vita passata che preme contro la pelle che conserva la memoria di certi gesti fatti in spiaggia. Il rastrello di metallo alla sera come un rito mentre si tolgono le impronte, le ultime dei bagnanti. E poi finalmente soli, il sole che cala come la fetta di limone nel rhum, il mare che si acquieta, il silenzio, qualche formina di bambino smarrito dopo una lunga giornata iniziata quasi all’alba. In fondo il bagnino e’ un eremita, un guerriero di un esercito formato da ronin. Ci trovavamo a volte a correre lungo la battigia dopo il lavoro, squadre speciali dell’elemento acqueo, come custode il cielo.

    Prairiesmoke

    Perdonatemi se vi parlo ancora del mare, non riesco a capacitarmi che hanno vietato le arbanelle di acciughe, vorrei fare il pescatore da grande. Mi aspetta un gozzo. Lo rendero’ unico. Trasportera’ fiori da una baia all’altra affinche’ le donne possano piangere. Ma di gioia e tenerezza. E un giorno verra’ una brezza leggera, profumera’ di fiori di zucca fritti e sugherelli, ci prendera’ per mano e ci fara’ volare sopra distese di violette.

    mermaid

    Sta marciando l’estate con passo fermo e deciso verso i nostri cuori.

    dormoqui

    SUMMER DRESSED OF WAR RUNNING RING OF PEONIES

    Hydrangeaserrata

    Full metal flowers. Twenty-three degrees.
    It ‘s spring and instead’ summer. I burned. Inside the blood. Burn this burning hot colors and I am pierced. I do not know which way to turn. Consumes me the sand beneath your feet. I slap the powerful full yellow gorse bushes along the roadsides. Poppies amarantati spread like hot coals in the fields. My eyes hurt for so much beauty. I want to cry or laugh, and instead I dive into the water.

    life

    I can drink all the sea?

    Gozzolila

    It ‘a drug. Intoxicating, so ‘toxic. And ‘this scent that makes me having to hold. It ‘s my past life that is pressed against the skin that keeps the memory of certain gestures made beach.The rake of metal in the evening as a ritual while removing the fingerprints, the last of the swimmers. And then just finally, the sun sinking like a slice of lemon in the rum, the sea calms down, silence, some shaper of missing child after a long day began almost dawn. At the end of the lifeguard and ‘a hermit, a warrior of an army made up of ronin. We were sometimes running along the beach after work, special teams element vapor, as guardian of the sky.

    Prairiesmoke

    Forgive me if I speak yet of the sea, I can not comprehend that have banned arbanelle of anchovies, I would like to be a fisherman to be great. I expect a goiter. I’ll sink ‘single. Will transport ‘flowers from one bay to another so that’ women can cry. But with joy and tenderness. And one day will be ‘a light breeze, smell nice’ of fried zucchini flowers and sugherelli, we will take ‘hand and we will do’ fly over stretches of violets.

    mermaid

    Summer is marching with firm and decisive step towards our hearts.

    dormoqui

Caught in a caper of blossoms

« QUANDO VIDI PER LA PRIMA VOLTA LA BELLEZZA?L’ESTATE VESTITA DI GUERRA MARCIA A SUON DI PEONIE »

I FIORI DEI CAPPERI DISEGNANO MACRAME’ NEI MURETTI A SECCO

mare

Un giorno arrivarono i saraceni. Quanto ci rimasero nessuno lo sa. Solo lo sguardo delle donne selvagge di Verezzi puo’ raccontarcelo. La loro irrequietezza, quei capelli neri corvini, quella follia quando sale la tramontana, quella crudelta’ a volte unita ad un’inaspettata generosita’.

Lucia

Piccoli frammenti di borghi come crostatine di pesca ed albicocca adagiati sulla collina che domina un tratta del mar ligure. Scendendo a valle, verso Borgio, le fasce piene di piccoli alberelli di limoni, cespugli enormi di rosmarino, inciampando su qualche pietra mal messa incrinando il proprio asse si viene afferrati all’ultimo momento da zaffate di finocchietto selvatico. Gli ulivi come giovanotti dispettosi dalle foglioline argentate. Passaggi segreti di vecchie case. ogni giorno un’avventura nuova.

passaggio

Il cemento delle strade, la sabbia sulle stesse, impensabile in citta’. Questa sabbia tra le dita dei piedi nudi, nudi sul cemento. Impensabile in citta’. E poi il colore dell’aranciata. Cosi’ finto come colore da risultare strabiliante, simpatico,assurdo. Non avevo mai visto niente di simile. Me lo portavo in spiaggia questo nettare di un altro mondo. Mettevo la bottiglietta contro il sole, per ridere di quel colore, per ridere di me stesso che inventavo gia’ un film. In quella bottiglietta avrei messo un messaggio da lasciare al mare.

soffuso

Vi e’ un labirinto sotto il paese, fatto di stalatiti e stalagmiti, ancora oggi non si sa quanto e’ grande quella grotta. Quando ci trasferimmo nella terza casa, quella del campo di carciofi verdi e densi, quella dei cespugli di capperi in cui mi ferivo le dita guardando il sangue colare rosso contro quei fiori piccoli bianchi e profumati, quella della vasca esterna in cui d’inverno mi lavavo i riccioli biondi per non svegliare i miei…quando ci trasferimmo in quella casa nella cantina scoprimmo un passaggio per la grotta. Quella cantina in cui vi erano sempre quattordici gradi, dove mettevamo le bottiglie di vino e le salsicce, dove avremmo fatto piccole feste di adolescenti abbronzati, in quella cantina si creo’ la storia del passaggio segreto ad un mondo sotteraneo…e lo lasciai li’ quel segreto, quel passaggio, come non si deve svegliare il gigante nelle favole pena la perdita dell’innocenza.

blublu

Sapevo dove trovare i ricci, ma non li mangiavo, sapevo dove la grotticella del polpo, e sapevo dove i saraghi si raccoglievano prima di scendere verso la Corsica. I granchi li raccoglievo sugli scogli facendoli scorazzare per un po’ sulla superficie per poi lasciare che un’onda se li portasse via, le pattelle erano una sfida, ci voleva un coltello che non avevo, un cacciavite non si usa in mare quella e’ roba da grandi e poi non e’ una sfida alla pari. A volte mi spezzavo un unghia ma ci riuscivo. Sapevo dove erano le secche e dove i pescatori gettavano le reti. A volte di notte Claudio mi portava a fare la pesca con l’arpione, meravigliosi branzini da cuocere sulla brace il giorno dopo. Ma poi un giorno arrivarono le milanesi e la nostre vita cambiarono, il salmastro lo avremmo scoperto tra le cosce e non più nella risacca… ora eravamo noi i saraceni alla conquista di castelli incantati quali sono le femmine. Quegli scompensi ormonali che creano in loro calanche in cui si adagia la luce morbida e calda vespertina.

docciarouge

Credo proprio di non poter vivere senza il mare estivo, prato d’acqua valle liquida drappeggio di azzurro. Scia di vento. Mio letto idrico mia casa di onde divelte e rianodate da Mercurio.

volo

Fino alla fine del mondo.

 

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