Verso oriente

  • RACKING RESCUE

    dipped

    “Terra terra terra” urlò il marinaio…

    terra

    …e la terra aprì gli occhi.

    un-earthed

  • ERRE. RIFLUSSO ALL’ALTEZZA DELLE RENI. RIDONDANZA ESTETICA.

    pinked

    SPARSA ANIMA FRAGMENTA RECOLLIGAM

    rosata

  • Q. QUANDO SANTA CATERINA?

    insanguinis

    Tornando in Italia e avendo sentito il mare il treno prosegue verso la città della focaccia.

    insabbia

    Salgo l’enorme scala bianca del palazzo del doge dell’antica repubblica marinara di Genova. Mi accoglie la minimostra dei corpi smembrati di Jenny Holzer. Appoggio la mia mano sulla balaustra…

    proteggi

    Non lontano, nella cattedrale romanica accanto, giace troncata la testa di san Giovanni Battista. In fondo non sono passati mille anni e siamo ancora nel mistero della fisicità. Se là era la credenza del potere taumaturgico trasmessa dall’amato all’amante nella sua stessa persona qui è la riflessione sull’apertura fisica del dolore mentale nel corpo. La testa di san Giovanni Battista è a Genova, il suo braccio a Siena, vicino al dito di santa Caterina. Sfioro quei corpi mentalmente.

    sulpetto

    La quale disse un giorno: “Se il frastuono del mondo è troppo forte e non so dove pregare mi ritiro nel mio cuore, tempio interiore in cui trovo l’amato”. Lo spazio fisico diventa così uno spazio spirituale. L’altro giorno un amico mi mette in mano le interpretazioni di Hilary Hahn delle “sonata” di Bach e poi il giorno dopo mi consiglia l’ascolto di “Songs from the labyrinth” l’interpretazione di Sting e Edin Karamazov dell’autore inglese del XVII secolo John Dowland.

    ahhhvolta

    Le loro note si intrecciano mentre guardo la scala del palazzo che mi sembra un enorme conchiglia rovesciata. Vista dall’interno. Madreperla insanguinata. Ho i brividi a pensare a tutto questo… dove inizia la volta celeste?

    scalacotone

  • PI. PENSIERI. PAUSA. PARTENZA.

    smoke
    Improvvisamente ho avuto voglia di una sigaretta. Da aspirare lungamente e lentamente fino a riempirmi ogni angolo dei polmoni come la nebbia invade un campo. Improvvisamente ho pensato: l’inverno è finito. Ecco questa landa di ghiaccio e neve sta per sciogliersi per rivelare un prato verde.

    pensieri

    Eppure erano così belli quei fiocchi grandi morbidi e bianchi. Improvvisamente ho voluto fermarmi e sederemi e non alzarmi più e dire: ecco il mondo è la mia casa. Qui è la mia casa. Improvvisamente ho avuto voglia di immergere il mio naso in lunghi capelli scuri e sentire il calore della sua testa e sentire che lei posava la sua mano sul mio avambraccio sotto il maglione. E ho avuto voglia di tornare. Oppure di non tornare mai più e sparire agli occhi di tutti.

    sguardo

    interior

    Stavo nel sorriso di una vecchietta che mi ha offerto un thé in campagna. Scuro, nero forte come da sempre quando sono qui in queste zone. E suo marito sulla veranda con una pipa che lasciava rivoli azzurri in aria. Imbacuccati tutti i tre ce ne stavamo ciascuno immerso nei propri pensieri. Davanti a noi la neve come una spiaggia solitaria. E un fiocco che si è sciolto sul bordo della mia tazza marrone.

    azzurro

  • O. L’ORO COLA LUNGO LE PARETI COME IL MIELE. OOO COME STUPORE.

    michele

    San Michele dei Duomi d’oro, cioè Mykhaylivs’kyi. Forse solo il freddo sa conservare tanta bellezza. Un gioiello deve contenere una sua glacialità. Qualcosa di inavvicinabile. Qualcosa che lo distanzi. E questo è appunto “La divina liturgia” come gli ortodossi chiamano la celebrazione eucaristica. Il mondo altro, la sacralità dell’eterno che per alcune ore irrompe nella realtà temporale. Inondandola d’oro, perché non potrebbe essere altrimenti. Il sacro deve avere il gusto del prezioso, di qualcosa di impagabile. Oro spalmato come miele sulle pareti. L’oro che prende luce dalle migliaia di candele calde.

    candele

    Persino l’archimandrita non fa più parte di questo mondo. Ne è l’intermediario necessario. Quelle voci baritonali dei diaconi dalle dalmatiche scintillanti che si muovono in ritmi prestabiliti perché la regola dona la perfezione. Come un erotismo acquisito da migliaia di ripetizioni. Non si sa dove inizia l’onda dell’incenso e dove finisce la mareggiata dei canti. Tutti in piedi per ore, silenziosi.

    oroocchioro

    Noi umani non abbiamo parte. Siamo spettatori al di qua dell’iconostasi. A noi è concesso osservare, non partecipare. La partecipazione è un dono che viene elargito alla fine come rivoli fini di diamanti sciolti. Il mysterion viene intinto, con un cucchiaino d’argento, in una grande coppa colma di vino denso e scuro rosso come il sangue. Infatti è sangue.

    orthochiesa

    Uno potrebbe anche svenire se ci riflettesse. Infatti ne esco stordito. Stordito da tanta bellezza. Che città magnifica. Il mio stomaco vibra ancora sotto quei canti antichi.

    ucrainaelfico

  • ENNE. NELLA CAPITALE DELL’IMPERO COSACCO SFRONDANDO I VIALI.

    passi
    Non che si stesse particolarmente male in questo ospedale. Certo il cibo faceva davvero schifo. Davvero davvero. Ma ci sono piaceri più grandi nella vita a volte. Leggere per esempio, che qui –e finalmente- è cosa sacra. E uomini che leggono ciascuno un suo libro è davvero immagine rara. Certo non potevamo scambiarci opinioni vista la mancanza di conoscenza linguistica reciproca, ma quella non era necessaria quando ci affrontavamo in battaglia sulle scacchiere. E ho vinto qualche volta, con grande soddisfazione dei miei avversari. Chi sa che uomini sono nella vita. Niente televisione, cibo pessimo, ma la compagnia degli uomini. Esseri umani con storie alle spalle. Che leggono.

    buecher

    E mogli, amanti o fidanzate che fossero che oltre alle cose solite che si portano ai propri compagni nelle stanza d’ospedale li rifornivano di nuovi libri. E mentre loro leggevano chi sa quale autore io ho finito quel romanzo ambientato nel Giappone di fine ottocento sulle gesta della geisha-ninja Mayonaka no Heiko la cui vicenda si intreccia con quella dell’ultimo signore del clan degli Okumichi –il cui nome è Genji- a cui è legato il dono della preveggenza.

    heiko

    Svetlana e Nadjiezda, rispettivamente, l’infermiera e la caporeparto, due splendide ragazze attorno ai trent’anni, dal sorriso luminoso e dalle gambe muscolose si informavano spesso –in inglese, almeno loro- come stesse procedendo la storia. Svetlana, a parte il contenuto del mio libro, conosce le mie chiappe, in cui ha infilato le punture neccessarie per debellare l’infezione polmonoare, sicuramente come la mappa del suo paese. Managgia a lei e quella sua mano ferma, che trovava sempre il muscolo nel momento giusto. “Send me a postcard when you arrive where you are going to” mi ha detto. Esatto, ho pensato, quando ci arriverò.

    riflesso
    spegni

    Ho lasciato dunque Brest, il suo monumento alla liberazione, e questo ospedale. Solo sessanta chilometri al confine, altri cinquecento per giungere a Kyiev, capitale dellUcraina e al suo impero cosacco. Donne dalle trecce d’oro e colori più vivaci. Come le mappe mentali un viaggio si dispiega in imprevvisti. E va bene così, questo fino a qui era il primo tratto. Arrivare in Crimea e vedere un altro mare è la degna conclusione. Per varcare la riva e andare oltre.

    mercuriocoleicheè

  • EMME. BETULLE ARGENTATE SFIORANO IL VOLO VERSO LE TELE DI CHAGALL.

    proseguire
    Mi sento come un pilota che sta per decollare su questi viali che sono indescrivibilmente larghi e sovieticamente belli. Ecco il barone rosso sul suo triplano che impugna la cloche… scendo lungo la Prospekt Nezalezhnastsi e…mi perdo. D’altronde non poteva essere altrimenti. Ma è bello perdersi per scoprire angoli nascosti. Stavolta voglio arrivare a Vitsebsk. E’ mattino presto. Il thé nero mi piace sempre di più. Contrasta il grigiore esterno. La nebbia all’altezza delle gambe. Marmellata di uvaspina. Ieri sera un filo di luna ha rischiarato la costellazione di Pegaso. Un piccolo fuoco divelto alberga nel mio cuore. Trecento chilometri soltanto. Costeggio schiere di betulle argentate. Silenzio ovattato. Ruote che macinano. Non mi fermo quasi mai. Questa volta affatto.
    outside
    Giungo a Vitsebsk, a nord di Minsk, poco prima di mezzogiorno e trovo un incantevole cittadina che ha dato i natali a Mark Chagall. Lascio la macchino, cammino. E poi cammino ancora. E mi fermo dove mi sembra che sia accogliente. Legno, ancora thé nero, ma anche salo e vodka.
    borsh
    Tovaglia verde di cotone spesso con i bordi bianchi. Poi mi faccio portare uno stufato. Fuma, è bollente e ha un bel colore. Teiera di porcellana bianca, di Dresda.
    thé
    Gli esploratori varangi scandinavi avrebbero costruito nell’alto medioevo i primi rifugi qui. Poi sono arrivati altri vandali, ciascuno a lasciare la sua impronta. Vasili Kandinsky vi trascorse un periodo fortunato. Risalgo vulitsa Suvorava e scopro la parte seicentesca del paese, la più bella, e la casa-museo di Chagall. Ciottolato. Geroglifici di portoni.
    geroglifici
    Cremisi e zafferani pallido si mescolano. E poi le tele…un enorme rossetto spalmato che attraversa un campo e il gallo onnipresente. Mi ci vorrebbe un rabbino per interpretarne il significato. Eppure ho visto degli ortodossi qui. Barbe bianche, cappelli neri, sguardi furbi e un sorriso. Chi sa se parlano yiddisch… e poi mi distraggono le mani della giovane cassiera. Capelli neri, occhi chiari, molto chiari. Ma è un attimo e ritorno alle tele. Magia di colore.
    mark
    Per oggi ho qualcosa da contemplare. Rimango in me quando esco…per molte ore. Poi uno stormo di cicogne bianche.
    parolesilenzio

  • ELLE. IL PIUMAGGIO REALE DEI GERMANI. SFRONTAMENTO RAMATO

    rami
    Vicino a Pastaya un incidente. Si slitta infatti oggi. Subito dopo il confine mi fermo. Non ci posso credere. Un piccolo laghetto ghiacciato accoglie la danza di alcuni pattinatori. E’ dai tempi dei miei sei anni -quando sul laghetto nel centro di Stuttgart slittavo con le scarpotte da ragazzo sfrontato che si avvicina al punto di rottura- che non vivevo la magia del pattinaggio improvvisato.
    Latvia-Lettonia ti ho lasciato con la memoria di una zuppa d’avena in bocca, pane nero cotto nel forno a legna, thé forte scuro. Che fosse davvero kabucia quella meravigliosa famiglia che mi salvò dall’assideramento quella notte? Quanto ci si può avvicinare alla morte senza rendersene conto? Devono avermi creduto pazzo a viaggiare così, da solo, nella notte, attorno al punto zero. La mia cavallina rossa che non mi ha mai lasciato a piedi stavolta ha voluto fermarsi e forse è stato un bene.
    ghiaccio
    Bielorussia chi sei tu che porti il nome di un impero nel nome? ELLE BieLo…Russia. E subito cambia la popolazione. E le case e lo stato di benessere. Vedo dei germani reali dal loro piumaggio ramato alzarsi in volo. Non credo cerchino il caldo. Forse si stanno solo esercitando. O a me piace pensarlo. Stormo.
    stormo

    Mi fermo in una locanda dove la televisione proietta l’ultimo video degli Evanescence…”Lithium”, su MTV e di nuovo capisco quant’è piccolo il mondo. Eppure quelle immagini potrebbero essere state girate qui. Specchiamento della realtà che ci accoglie quando crediamo di essere lontani da noi stessi. Credo che mi farò un panino col prosciutto affumicato e un altro thé nero forte. Mi piacerebbe poterlo sbriciolare fra le mani e sentirne la fragranza amara. Thé nero forte. Osservo le briciole sulla mia gamba e il pavimento di legno di acero. C’è un un vasetto di miele sul tavolo e un giornale con strane lettere. Cirillico. Che belle. Le lettere cirilliche. ELLE.
    coraggio

  • RIGA. IL NOME DI UN COMPIMENTO.

    Chi l’avrebbe mai detto che sarei riuscito ad arrivare qui. Ci ho messo migliaia. Ho macinato. Lentamente inesorabilmente. Mentre guidavo. Con un solo pensiero fisso. La tua schiena. Da percorrere. Inesorabilmente…tutto questo tuo peso addosso a me. Quanto mi piace questo tuo peso. Il peso della tua densità. Del tuo odore lieve e nervoso. La tua attesa. Il tuo lasciarti andare. Fiduciosa. Mi fermo ora in questa città, per qualche giorno, perché ti sei fermata. Ti sei fermata anche tu, lo so, non riesci più ad andare avanti. Di fronte a queste cancellate nere della roccaforte sta come un incantesimo un nuovo mondo. Un bastione contro.
    Incardinato nel piombo. Grigio e scuro. Liscio e pesante. Fronteggia.
    Il tuo braccio è diventato grave. Dammi la tua fronte. I tuoi capelli volano come una tenda. Scuri. Le arcate delle tue scapole. Dita intrecciate.
    Odore di noci. Pan pepato. Zucchero a velo. Frutta secca.
    Il gusto della tua bocca, così vicino.

    dita

  • CAVALLI NELLA BAIA SUL MAR BALTICO

    sguardo
    Pommerania orientale. Qui crebbe mio nonno. Quello che si fece 4000 chilometri a piedi dopo la battaglia di Stalingrado. Sotterrò la pistola da capitano dell’esercito tedesco e camminò. Camminò. Camminò. Attraversò la Georgia, l’Ucraina, venne ospitato in granai, mangiò salame e cavoli. Pane fresco e formaggio di vacca. Dense zuppe preparate da contadine con i polpacci muscolosi e i visi rubizzi con il fazzoletto in testa. Non avevano paura di lui. Si può avere paura di un ragazzo di 25 anni? Alla fine arrivò, ritornò, ma poi dovette ripartire. Vita da soldato. Ebbe un’altra figlia. Mio nonno.
    giallorossoverde
    Cammino su quest’altra spiaggia del mar baltico con nuvole dense che costeggiano la città. Danzica è qui vicina. Non sembra di essere in Polonia, ma semplicemente in una delle tante città tedesche. Il mio cuore è denso come questo mare in questi giorni. Vivo di visioni fatte di natura pura. Steppa. Rocce. Piove, e spesso. Non nevica, quest’anno non nevica nemmeno qui.
    stanzamare
    Mi sono fatto una birra e una zuppa di verdure e fagioli con pezzi di salsiccia dentro. Scalda la zuppa. Guardo le mie mani e pesno dove si sono appoggiate. Le conchiglie che hanno tenuto in mano. Una penna piena di inchiostro una volta. Un piatto di porcellana. Forse dovrei tornare a lavorare. Forse. Oppure andare avanti. Ancora avanti.
    purple

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Verso oriente.

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